sabato 26 giugno 2010

LA PROCESSIONALE



B. PROCESSIONALE ; B. processionea, Linn.

I bruchi di questa falena vivono in società numerose di settecento-ottocento individui, ed abitano ordinariamente sulla quercia, a cui fanno gravissimo torto divorandone le foglie: talvolta però la loro stessa soverchia moltiplicazione li obbliga a cercare altre piante che egualmente maltrattano.

Queste società fabbricano al piede del tronco ed all'origine dei rami più grossi un nido comune ove si ritirano di giorno, e donde escono di sera e di mattina per andar a pascolare sulla cima dell'albero. Tanto nell'andata che nel ritorno camminano a foggia di regolare processione (dal che poi venne loro il nome che portano, mentre un bruco apre la marcia, due lo seguono, poi tre, quattro, sempre esattamente di fronte e senza il più piccolo disordine. Arrivati al massimo accrescimento e mossi dalla necessità di cambiarsi in crisalide, questi bruchi non si separano, come per la maggior parte sogliono fare gli altri bruchi che vivono in società, ma si ritirano tutti nella borsa che li ha ricoverati in precedenza. Ognuno vi tesse il proprio bozzolo, disponendosi in linee parallele. Lo spaccato di tale borsa così ripiena di bozzoli rappresenta assai bene un favo d'api.

Da quanto si è detto sui costumi di questo insetto si rileva che è assai facile distruggerlo tanto nello stato di larva, che in quello di crisalide. Infatti basterà levarne dall'albero la borsa, quando la società vi è ricoverata sotto la prima o sotto la seconda forma, e farla morire col fuoco, con l'acqua bollente, o in qualsivoglia altra maniera. Devo però avvertire che tale operazione non è senza pericolo, perchè i peli di questo insetto, di cui è tutto disseminato il tessuto e l'interno della borsa, sono talmente fini e rigidi, che producono, a chi li tocca, infiammazioni cutanee e gonfiezze penosissime che durano per più giorni.

Gera, Nuovo dizionario universale e ragionato di agricoltura

martedì 22 giugno 2010

IL MIGLIORE DEI MO(N)DI



- Signore, voi sicuramente pensate che tutto, nel mondo fisico e morale, è disposto nel migliore dei modi, e che non potrebbe essere altrimenti?
- Io, signore - rispose il letterato, - non penso niente di tutto questo. Trovo anzi che qui da noi vada tutto storto; che nessuno conosce la propria condizione, né il proprio compito, né ciò che fa, né ciò che deve fare, e che eccettuato il pranzare, che è assai gaio, e dove sembra esserci una certa unione, tutto il resto del tempo viene trascorso in inutili questioni: giansenisti contro molinisti, uomini di stato contro uomini di chiesa, letterati contro letterati, cortigiani contro cortigiani, finanzieri contro il popolo, mogli contro mariti, parenti contro parenti; è un'eterna guerra.
Candido replicò:
- Io ho visto di peggio, ma un uomo saggio, che ha avuto la sfortuna di essere impiccato, mi ha insegnato che tutto questo è disposto meravigliosamente: sono come ombre in un bel quadro.
- Il vostro impiccato si prendeva gioco del mondo - disse Martino. - Le vostre ombre sono orribili macchie.


Voltaire, Candido o l'ottimismo

venerdì 11 giugno 2010

L'INIZIO



Arrivai alla pozzanghera. Non riuscii ad attraversarla. Persi l’identità. Non siamo nulla, mi dissi, e crollai. Volai via come una piuma, vorticai dentro un tunnel. Poi con grande cautela spinsi avanti un piede, mi appoggiai con una mano al muro di mattoni rossi. Ritornai in me con grande fatica, rientrai nel mio corpo, superai la pozza grigia, cadaverica. Ecco la vita a cui mi consegno.
Virginia Woolf, Le onde